Memories. Fossa: S.Maria ad Cryptas

In ognuno degli undici comuni della provincia de L’Aquila coinvolti nel progetto LAB8, si rintracciano edifici, luoghi e testimonianze storiche particolarmente rilevanti. Tra di essi possiamo senza dubbio collocare Santa Maria ad Cryptas nel comune di Fossa.
L’edificio, a dieci anni di distanza dai danni provocati dal sisma del 2009, è stato riaperto al culto solo da alcuni mesi in seguito alla conclusione di interventi di consolidamento statico e restauro degli affreschi. La semplicità del suo esterno contrasta fortemente con la ricchezza decorativa degli interni: a rendere così particolare Santa Maria ad Cryptas sono proprio gli affreschi che ne ricoprono l’intera superficie.

Nel suo complesso rappresenta un vero e proprio caposaldo dell’arte medievale abruzzese riuscendo a condensare in sé tre secoli di storia.


La facciata a forma di capanna con portale arco acuto, pur conservando le caratteristiche proprie dell’arte abruzzese, è uno dei primi esempi locali ispirati alle forme gotiche. L’interno segue il modello cistercense con una sola navata divisa in tre campate e conclusa da un presbiterio di forma quadrata.
Di fronte ad esso, una piccola scala conduce alla cripta che, secondo gli storici, era originariamente un ipogeo dedicato al culto della dea Vesta. Nel corso dei secoli al culto di questa divinità femminile è stato sovrapposto quello mariano, testimoniato da due immagini di notevole rilevanza: la Madonna del Latte, tempera su legno tra le più antiche d’ Abruzzo, datata 1283 e firmata Gentile da Rocca e l’ Annunciazione del 1486 di Sebastiano di Nicola da Casentino, tra i maggiori rappresentanti del rinascimento abruzzese, posta in una raffinata Cappella al centro della parete settentrionale.

Due distinti cicli rivestono l’interno della chiesa nella sua completezza. Il primo ciclo nell’abside, nella parete meridionale, nell’arco trionfale e nella parete di contro-facciata è opera di artisti bizantino-cassinesi; si tratta di scene della Genesi: dalla Separazione del Giorno dalla Notte, alla Creazione degli Angeli e degli animali; a seguire la creazione dell’uomo, della donna e la cacciata dal Paradiso Terrestre.

Nell’ultima campata troviamo i dipinti disposti su tre registri. Tra essi un San Giorgio e un San Martino, i Mesi (gli ultimi sei dell’anno) e, infine, Abramo, Isacco e Giacobbe. Nell’abside, come era usanza presso la cultura bizantina, si rintracciano scene della Passione. Nella parte inferiore della parete i dipinti hanno subito danni a causa di infiltrazioni ma ancora leggibili sono alcune iscrizioni con i nomi dei committenti dell’opera: si tratta di Guglielmo Morelli di Sant’Eusanio, la cui esistenza è stata accertata in documento del 1259, di sua moglie, di un abate Guido e di tre giovani donne.

Il ciclo termina sulla parete di contro-facciata con la raffigurazione del Giudizio Universale, uno tra i più antichi d’Abruzzo. Secondo una leggenda Dante Alighieri, in visita a questa chiesa in occasione della nomina di Celestino V, fu talmente colpito dai dipinti del Giudizio da trarne spunto per la sua Commedia.

Il secondo ciclo, ad opera di pittori di scuola toscana di gusto protogiottesco, trova posto nella parete settentrionale, riedificata in seguito al terremoto del 1313.Queste pitture sono dedicate a scene di vita mariana: l’Incontro presso la Porta Aurea, l’Annunciazione, la Natività, la Malattia della Vergine, il Trasporto del corpo di Maria da parte degli Apostoli, la Deposizione della Vergine e l’Assunzione di Maria.